Le Blog de Virgo-Maria : Images aléatoires

Écône : la déroute sans précédent de la diplomatie vaticane

Avec l’ultimatum soudain adressé par le Vatican à Mgr Fellay le 4 juin 2008, puis

  • les déclarations publiques de Mgr Fellay le 20 juin 2008 rejetant à Winona (États-Unis) la consigne du Vatican de « la fermer » (Shut-up),
  • puis la montée hargneuse au créneau des ralliés et ex-mutins (abbés Laguérie, abbé de Tanoüarn, abbé Barthe) contre Mgr Fellay à la veille des ordinations
  • puis des infiltrés (Mgr Williamson, abbé Schmidberger) soudain pris d’un attachement fébrile à des positions de fermeté, toujours à la veille du sermon des ordinations
  • puis encore la réponse très ferme de Mgr de Galarreta le 27 juin à Écône

la diplomatie du Vatican moderniste, réputée si redoutable et si perverse, vient d’essuyer une déroute sans précédent.

Le sermon des ordinations par Mgr de Galerreta peut être écouté (intégralement) depuis :

http://www.virgo-maria.org/Fichiers_Son/Sermons_divers/2008-06-27_sermon_ordination_08.mp3

Extrait du Sermon de Mgr de Galarreta aux Ordinations à Écône au sujet de l’ultimatum de Rome (3’45)

http://www.virgo-maria.org/Fichiers_Son/Sermons_divers/extrait_sermon_ordination_08.mp3

Les intégristes rejettent l’ultimatum du Vatican – LE MONDE | 28.06.08

‘Le Monde’ annonce l’ « affront » de la FSSPX à Rome, par le rejet de l’ultimatum tel qu’il a été effectué à Écône le 27 juin 2008, par le sermon de Mgr de Galerreta :

« Mgr Bernard Fellay, supérieur de la Fraternité Saint-Pie X à Écône (Suisse), chef des catholiques traditionalistes, a rejeté, vendredi 27 juin, l’essentiel du protocole adressé par le Vatican en vue de sortir du schisme. Sa réponse n’a pas été publiée, mais les réactions enregistrées dans le milieu intégriste, après la publication du texte de Benoît XVI assorti d’un « ultimatum » au 30 juin, indiquent que, malgré sa « main tendue », le pape doit essuyer un nouvel affront. »

« pour les traditionalistes, les propositions faites sont « trop imprécises » et la méthode inadaptée à l’ampleur du désaccord doctrinal. »

« Lors d’une cérémonie d’ordination, vendredi 27 juin à Écône, Mgr Alfonso de Galarerta, évêque argentin excommunié, a souhaité que les questions de fond (doctrine, liturgie, appréciation du concile Vatican II) soient abordées, avant les questions pratiques comme le futur statut juridique des traditionalistes réintégrés.

Pour Mgr Richard Williamson, autre figure schismatique, « l’obéissance au pape est un faux problème ». « Nous reconnaissons son autorité, explique-t-il. Le problème, c’est la curie moderniste, fille du concile Vatican II ». Ainsi dénonce-t-il la liturgie moderne et d’autres réformes de Vatican II (1962-1965) comme « l’œcuménisme, la collégialité, le modernisme et surtout le dialogue interreligieux (avec les juifs et les musulmans) ». Il pose comme condition l’élimination  » complète du missel de Paul VI », celui de la messe dite moderne. « L’Église est en guerre, conclut l’évêque intégriste, et je souligne le mot « guerre », entre le traditionalisme sain et le modernisme post-conciliaire ».

Henri Tincq
Article paru dans l’édition du 29.06.08″

Andrea Tornielli, le vaticaniste d‘Il Giornale qui avait lancé les fuites sur le fac-similé de l’ultimatum, constate les « mauvaises nouvelles d’Écône », et par là même la gifle reçue par le tandem Benoît XVI-Ratzinger / Castrillon Hoyos de la part de la FSSPX :

http://blog.ilgiornale.it/tornielli

… cattive notizie da Econe

Qui sotto potete leggera la parte «dottrinale» del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All’ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non «fidarsi di Roma», in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall’atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La «condizione» dell’abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l’unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto.
«Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo,  Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n° 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull’adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare».

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